





Siete state invitate a cena da una vostra amica.
Stufe di confezionare quella torta da principiante della santanoré che avete cominciato a fare in terza elementare seguendo le ricette del libro di nonna Papera, cercate di farvi venire in mente qualcosa di originale e fantasioso. Una ricetta ideale per i grandi e i piccini, perché la vostra amica di esseri classificabili nella categoria ‘piccini’ ne ha ben due.
La prima, di due anni, con tutta probabilità ignorerà il vostro dolce, e dopo essersi poppata mezzo litro di latte sarà già a letto quando voi berrete l’aperitivo.
Il secondo, quando comincerete a sparlare dei vostri fidanzati mandando giù il terzo bicchiere di rosso, sarà seduto sul divano a fissare il secondo tempo di Totò e la magica storia della pizza in trepidante attesa di quella scena in cui sparano le pizze.
Lui di anni ne ha cinque, e dopo che Totò avrà ammazzato qualche boss della ‘ndrangheta, sicuramente si presenterà al tavolo reclamando il dolce.
Siccome adorate fare bella figura e ricevere i complimenti anche dai bambini di cinque anni, pensate al modo migliore per arrivare al gran finale di una cena che si rispetti.
Ricapitolando: un dessert originale e adatto ai bambini.
Dopo aver schifato la lievitata, la frolla e la brisé in accoppiata con crema pasticcera, chantilly o zabaione che sanno irreparabilmente di prima repubblica, venite folgorate da quel capolavoro di astuzia e abilità culinaria che è il salame di cioccolato.
Idea eccezionale, pensate. Il cinquenne crescerà con il mito dell’amica della mamma che una volta gli ha fatto il salame di cioccolato.
In preda all’impeto e alla frenesia dell’atto creativo correte in cucina (se ci siete già, fate una corsa sul posto che serve comunque a scaricare quei nervi che ogni massaia che si rispetti deve possedere…).
Stendete sul piano di lavoro un foglio di carta. Se non avete un Fabriano A3 potete usare anche un banale sacchetto per il pane appositamente svoltolato e ben stirato con le mani.
Prendete 200 grammi di biscotti secchi e a blocchetti di 10x2 disponeteli sul foglio di carta.
Armatevi di matterello (se non ce l’avete, una bottiglia di vetro può svolgere egregiamente la stessa funzione, se vi dissetate solo con acqua delle bottiglie di plastica ascoltate il consiglio di una che ne sa: uscite dalla cucina, è un arte che non fa per voi).
Dopo esservi sbracciate e avere inspirato profondamente come avete imparato al corso di yoga del comune, cominciate a fare scivolare il matterello sopra i biscotti avanti e indietro avanti e indietro avanti e indietro fino a che li avete trasformati in briciole.
Ripetete la stessa operazione con tutti i blocchetti che avete precedentemente preparato a lato del foglio di carta pronti per essere maciullati.
Una raccomandazione: non affannatevi a cercare di riprodurre le stesse forme per le briciole di biscotto. È pressoché impossibile, fidatevi!
Quando avete terminato questa operazione, munitevi di una baslotta (l’espressione è qualcosa di molto simile al termine usato dai barbari residenti in queste ridenti località di provincia sul Lago Maggiore e significa più o meno recipiente di plastica rotondo come una insalatiera, profondo come una pentola) e versate al suo interno tutti i biscotti maciullati.
Cominciate a pesare zucchero uova e cacao sulla vostra ueit-uociers, mettete in un pentolino 100 grammi di burro e ponetelo sulla fiamma. Poi mischiate al composto di biscotti i 100 grammi di zucchero e l'uovo rotto privato del guscio.
Dopo aver letto un imprescindibile saggio dal titolo paradigmatico “È ora, è ora, è ora di cambiare, il Pci deve governare”, togliete il burro ormai fritto dal fuoco e aggiungetelo al preparato della baslotta.
Arrivato il momento clou della ricetta, cioè il momento di aggiungere tre cucchiai di cacao amaro, anche voi vi accorgete di avere soltanto quello dolce.
Ahi ahi ahi! Che guaio!
Poco importa, fate come Ema e Uff.
Mettete pure i tre cucchiai di cacao zuccherato che avete in casa, e per evitare che il salame alla fine risulti troppo dolce aggiungete infine del liquore amaro, invece del previsto marsala.
Se mangiando il dolce, il figlio della vostra amica con la faccia un po’ dubbiosa commenterà il risultato dicendo: “quando è in bocca è buono, ma quando lo mando giù fa schifo!”, e se durante la notte il piccino si sveglierà per vomitare, con tutta probabilità avete ubriacato il cinquenne in questione come hanno fatto Ema e Uff.
E sempre con tutta probabilità, invece del marsala avete aggiunto un bicchiere quasi intero di grappa e un tazzina di caffè di un imprecisato amaro Montblanc ROBBA, prodotto e imbottigliato da Robba Rocco spa a Canelli (Asti) nell’epoca storica di è ora è ora potere a chi lavora, come si può desumere dall'etichetta smangiata in cui si riesce a leggere soltanto mod…o, con…o, alco…o, tonico, digestivo.
(Anche a noi ci piaceva ballare davanti allo specchio)
Sedici anni e dieci chili di troppo.
"Betty, così non va, smettila di suonare quella pianola del cazzo e mangiare pringles dalla mattina alla sera" dice la mamma.
Dopo aver messo il lucchetto al frigorifero, la signora Rosemary B. iscrive la figlia a un corso di danza moderna.
Infagottata nel suo paltot grigio, capelli raccolti in un fiocco rosso, Betty, il 23 gennaio del 1994, varca la soglia della palestra comunale, e quando raggiunge lo spogliatoio, si nasconde in un angolo, ben intenzionata a non schiodarsi da lì nemmeno sotto la minaccia di una dieta a zona.
Il nascondiglio non funziona, e Betty viene scoperta presto da quelle due biondine che vanno alla sua stessa scuola.
Sì, proprio quelle due sfigate: Sciantal, la spilungona bionda detta tabula da surf (più o meno come quella espressione in latino, sì), e Finferly (quasi come i funghi, sì) la tappetta extra dry altrimenti detta mouth ferrata (quasi come una rotaia, sì).
“Ehi, che ci fai lì tutta sola, fra un po’ inizia la lezione?” dicono le due facendo ondeggiare in sincrono le braccia.
“Io non ci vengo di là, neanche morta, io non ballo!”
“Tu non balli?”.
Le due si bloccano assestando un rigido colpo di fianco esterno destro e piantando la mano aperta sulla coxo-femorale.
“No, io non ballo e non lo farò mai e poi mai e poi mai!”.
Le due, impietrite, sbarrano ulteriormente gli occhi e producono lo sguardo sottoinsu, anche se Betty è giù.
“Oh my god!” esclamano.
Dopo aver finto uno svenimento, Sciantal e Finferly decidono che la missione della loro esistenza è quella di convincere Betty a ballare.
E daje e ridaje si arriva all’accordo: a ogni passo di danza ben eseguito un mini tubo di pringles hot & spicy...
Ore 23.17 – Interno notte – Transilvania live di via Paravia a un numero civico poco lontano dall’incrocio con una via che più o meno suona così: Cercopitecala – Milano comunque
Ema nel tentativo vano di allungarsi di trenta centimetri per vedere che scarpe portano le tre fighette a pois sul palco, si arrende di fronte al suo metro e cinquantasei di statura e, anche se un po’ indispettita per il poco spazio intorno a sé, ancheggia e sorride molto.
Uff, in evidente stato oggi-sono-molto-rock-ma- avevo-già-il-biglietto- di-questo- prevedibile-concerto-a-pois, si gira verso l’ormai noto fustigatore di Vasco Rossi, ovvero Il Bdd e grida direttamente nel suo padiglione auricolare.
“Sicuramente si sono conosciute a un corso di ballo!”
Braccia conserte, l’ormai arcinoto fustigatore, ovvero il Bdd risponde.
“Sicuramente non si sono conosciute a un corso di musica!”
La sintesi è il suo mestiere!
Il finale, in cui Ema e Uff hanno tentato di investire l’uomo altrimenti noto come colui che un anno fa si è sbarazzato delle due cacciandole su un treno della metropolitana che si presumeva essere l’ultimo della notte, si potrebbe tralasciare se non fosse utile a rimarcare la bontà d’animo delle nostre che si sono lasciate intenerire dalle ‘imprevedibili’ calze a righe della fidanzata che gli camminava a fianco.




Càpita raramente che le due partano. In genere fuggono.
Nonostante gli scazzi pesanti che negli ultimi giorni le hanno viste affilare lame taglienti per fare uno scalpo di quella pesante chioma corvina che si ritrovano in testa, la parte avversativa del blog insieme a quella insofferente, cioè Ema e Uff, in totale accordo su un pensiero, decidono di esprimerlo in una nota congiunta come nella migliore tradizione confederale. 
Questa non sono io
(sonni disturbati e sillabe impazzite)
Ma si chiama così quando cade una sillaba o quando cade anche un vocale?
E poi, questo accento dove sta? Sulla a, sulla po, sulla co, sulla pe.
E che cazzo, con tutte le cose che...con tutti i cazzi-in-mutande della nazionale che posso sognare la notte...
Com'è, come non è, all'alba mi sono alzata ho preso un libro con un glossario e sono andata alla voce apòcope per chiudere con almeno una certezza una notte disturbata.
I sogni degli altri annoiano. E' una regola.
Quindi, quello che ho fatto stanotte non lo racconto.
Solo due righe, giuro.
Correvo inseguita da alcune lettere e mentre scappavo gridavo alle parole rimaste: apòcopi di merda apòcopi di merda!