Lei e il suo blog

Blogger: ema
Questo è un blog personale e dunque cazzo lo leggi a fare? Non potresti, ma... nessuno ti vede, tanto meno quell'ingenua lì sopra. Fregatene! Ma soprattutto, TU, che sei arrivato qui digitando Lola Falana, dimmi un po': perché la cerchi? e soprattutto, l'ultima volta che l'hai vista stava bene?

Tutti i miei link altrove

Emauff Blog

emauff@libero.it

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from emaufff. Make your own badge here.
Technorati Profile

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, novembre 30, 2006

Ultima chiamata per il volo AZj64
(signor Rossi,  ma dove cazzo si è cacciato)

Un 'clicca qui' non spiega i misteri del mondo.
Quindi non fosse chiaro, questo blog è tutta apparenza. In realtà è morto, e quindi non sarà più aggiornato.
Io mi sono trasferita qui.


postato da: ema alle ore 23:20 | link | commenti (6)
categorie:
lunedì, novembre 20, 2006


postato da: ema alle ore 16:24 | link | commenti (2)
categorie:
domenica, novembre 12, 2006

E il terzo giorno gattone sparì per davvero
(mi immagino Ettore che gioca con i bambini di Satana - part 3)



Arriva il terzo martedì. Parcheggio la macchina poco prima del negozio di animali.
Scendo e mi dirigo verso la vetrina.
Non vedo l'ora di comunicare a gattone il suo nuovo nome: Ector de Pectore Gonzalo degli Ambros.
Ci arrivo davanti e al secondo piano, gabbietta a destra, gattone non c'è più.
Sparito!
Mi prende il panico e non riesco neppure a entrare nel negozio per chiedere che fine ha fatto Ettore.
Nessuno avrà mai il coraggio di dirmi che è stato venduto a due ragazzini pallidi pallidi, con i capelli lunghi nero corvino e una croce conficcata nella lingua.
Mi prende lo sconforto e comincio a deambulare cercando di dirigermi verso nord.
Tutta la gente attorno cammina spedita. Io no, devo pensare lentamente, e i miei passi devono andare a tempo.
Com'è vuota la mia vita senza Ettore.
Mi fermo all'altezza di via Montevideo e mi avvicino con voracità alla vetrina di Pane e cioccolato. Vendono lingue di gatto glassate e me ne vado schifata.
Continuo verso corso Genova e il vuoto creato da Ettore comincia a farsi voragine.
Paradisi artificiali! Solo quelli potrebbero lenire il mio dolore.
Allora entro in un negozio di giocattoli e scelgo il koala di peluche più grande dello scaffale; alla cassa mi dicono che costa 50 euro - cazzo, più di Ettore! - lo abbandono sul bancone e me ne esco con il vuoto cosmico che sta deglutendo la milza.
Quella che segue è la registrazione fedele della scatola nera contenuta nella camera d'aria che ormai fluttua per via Torino: entro alla Fnac e compro il cd di Bugo. Esco. Arrivo in Duomo, poi a San Babila, poi corso Venezia.
Vorrei camminare fino a Sesto-Rondò, ma ricordo di avere un appuntamento con la mia amica Fra davanti allo spazio Oberdan dove mi posiziono esanime.
La Fra arriva dopo qualche minuto. Ha la giacca verde e le scarpe verdi. Mi vede, allarga le braccia e io le corro incontro e mi faccio abbracciare.
"Gattone non c'è più! Gattone non c'è più!" le dico nell'orecchio.
Lei si spaventa molto perché pensa che è morto qualcuno.
"Portami a mangiare qualche schifezza!" chiedo supplichevole.
Allora lei mi porta da McDonald, io mangio il mcMenu e dopo qualche ora il vuoto cosmico è sparito.
Ettore in poche ore è un lontano ricordo.
La colica notturna, in tal senso, ha fatto miracoli.

(Questa era la fine. E a dire la verità, ogni tanto a Ettore ci penso ancora)

postato da: ema alle ore 15:17 | link | commenti (17)
categorie: io e me
giovedì, novembre 09, 2006

Gattone non può crescere in vetrina
(e  mi immagino Ettore arrotolato sulla mia pancia quando ho le mestruazioni - part  2)





Arriva il martedì, e come ogni settimana mi ritrovo in via Solari.
Rieccomi per la seconda volta davanti al negozio di animali.
Guardo dentro e noto che le vetriniste hanno rifatto l'allestimento.
Tutti i mici sono cambiati, tranne gattone che è rimasto al suo posto: secondo piano, gabbietta a destra.
Vado via incazzata.
Non riesco a capacitarmi che un gatto così bello non venga comprato.
I milanesi vogliono solo i gatti di marca, oppure i gatti a tinta unita, oppure rossi tigrati. Ma il tigrato grigio lo schifano. Ecco la verità.
Ma gattone non può certo crescere in vetrina.
Chiamo Elga, la mia amica olandese che alcuni anni fa lavorava in vetrina, e mi informo sulle eventuali conseguenze di una vita passata sotto lo sguardo assatanato di esseri che godono
come maialini pastrugnati nel fango
Lei mi dice che a un certo punto non ce la faceva più,  ha dovuto smettere. Poi è andata pure in analisi.
Povero gattone...
Se la settimana prossima è ancora in vetrina, entro nel negozio, chiedo quanto costa, lo pago e lo porto via!
Intanto comincio a fantasticare sulla mia nuova vita con gattone.
Immagino gattone lungo lungo sui miei piedi che mi riscalda nei mesi più freddi dell'inverno.
Gattone arrotolato che dorme sulla mia pancia quando ho le mestrauzioni.
Gattone che mi lecca le guance quando ho il torcicollo.
Gattone che mi spalma l'olio di tigre sulle tempie quando ho il mal di testa.
Gattone convertito al comunismo dopo la castrazione.
Gattone che si versa i croccantini e si apre le scatolette quando ha fame.
Gattone che si prepara il Martini cocktail quando ha sete.
Gattone che ritira la posta e porta fuori l'umido il martedì e il venerdì.
Gattone che prenota i biglietti dell'aereo.
Gattone che risponde al telefono quando il conto in banca è in rosso.
Quante cose stanno per cambiare, penso.
E questo gattone mi ci voleva proprio!

(questo post è una seconda puntata frutto delle sinapsi unificate di Ema e Uff! Ecco cosa voleva dire quel part  2 all'inizio)

postato da: ema alle ore 20:29 | link | commenti (6)
categorie: io e me
mercoledì, novembre 08, 2006

Gattone non c'è più
(forse l'hanno comprato anche se era un po' normale  - part 1)


(questo gattone non è Fra', è Vito che ho trovato
su www.gattimammoni.it e che si è perso due anni fa.
Chissà se lo hanno trovato!)

Da quasi un mese, il martedì, avevo tre buone ragioni per andare a Milano.
Non ci sono le prove dell'accaduto, ma ieri, una di queste ragioni potrebbe essere stata comprata.
Passando per via Solari, avevo conosciuto gattone, ovvero il Mario Rossi dei gatti.
Era un gatto tigrato grigio, il classico gatto domestico alto e con le zampe grosse. Era uguale uguale a Francisco Rodriguez Alberton de la Jirola, il gattone che avevo avuto tanti, ma tanti anni fa. Quello che avevo amato più di tutti i felini passati per casa. E che, per comodità, potete ricordare anche con il solo nome di Fra'.
Purtroppo Fra' era un gattone permaloso che non reggeva gli insulti. E una sera, dopo essere stato apostrofato malamente per avere spruzzato urina sul divano, uscì di casa e non tornò mai più.
Aveva un senso della proprietà troppo forte e questo, a volte, creava degli attriti con i componenti più radicali della famiglia. Per prima, la sottoscritta.
Era convinto di avere ragione. Ma giuro, era l'unico difetto che aveva.
Un'altra versione dice che Fra', siccome era proprio un bel gattone, è stato rubato dai barbari di destra che vivono queste zone lacustri.
"La proprietà l'è un diritto, mica un furto - gli dicevano per attirarlo - ti ghè rasun ti". E così, pare, lo hanno incastrato per festeggiare l'imminente arrivo della primavera spezzettandolo e infarcendolo con la polenta e un po' di bruscitt.
Quelli hanno fatto la polenta alla Fra' oppure la Fra' polenta. Quelli in ogni caso sono dei fascisti e
polentoni di merda.
Era l'otto marzo. E una cosa è certa, Fra' uscì definitivamente di scena.
Poi, qualche settimana fa, passo davanti alla vetrina di questo negozio di animali e butto dentro l'occhio.
Non ci posso credere: in vetrina c'è gattone. È ancora cucciolo, ma si capisce che fra qualche mese sarà un signor Mario Rossi dei gatti.
A quel punto mi accorgo che gattone in vetrina è identico a Francisco.
E piango un po'.

Poi asciugo le lacrime e giro l'angolo.
E Francisco?

Francisco chi?

(post a puntate realizzato grazie alle sinapsi unificate di Ema e Uff, le salvatrici dei gattoni)

postato da: ema alle ore 19:15 | link | commenti (13)
categorie: io e me
lunedì, novembre 06, 2006

Emergenza liquidi
(altro che code ai check in, qui sono in gioco le libertà personali)




In una democrazia che si rispetti, mai e poi mai si penserebbe di imporre un limite alla quantità di creme che una donna vuole spalmarsi addosso.
In una democrazia che si rispetti, mai e poi mai si costringerebbero giovani donne a mettere i loro prodotti di bellezza in buste trasparenti sottoponendole agli sguardi indiscreti di perfide comari pronte a spifferare alla vicina: "guarda quella ha la cellulite, e quell'altra, povera, le smagliature...".
E quindi, preso atto del regime illiberale cui le nuove norme europee costringono il nostro paese, Ema e Uff stanno cercando una soluzione ai loro problemi.

"Ema, abbiamo un problema..."
"Uff, abbiamo un problema..."
"Trovare risposte da te è pura illusione!"
"Sei tu quella intelligente del gruppo!"
"Già, dimenticavo..."
"E quindi trova una soluzione!"
"Quanti chili hai detto che fanno passare..."
"Sei tu quella che legge i giornali..."
"Ah già!"
"Di una cosa sono sicura, il sacco nero non risolverà i nostri problemi"
"Vero, serve trasparente, ma dove lo troviamo così grande?"
"Mmmhhh"
"Scusa Ema,  anche questa era una domanda"
"Già...lo sai mi mettono in crisi le domande, comunque il problema della quantità rimane!"
"Senti, se è una donna si punta sulla solidarietà femminile..."
"E se è un uomo?"
"Sono cazzi,  ma improvviseremo. Intanto tu comincia a preparare il tuo sguardo da oca giuliva!"
 

postato da: ema alle ore 16:13 | link | commenti (12)
categorie: io creme e smagliature
giovedì, novembre 02, 2006

"9" motivi (o quasi) per stracciarsi le vesti
(variazione libera sul tema "Vedi Napoli e poi muori")



Allora, esce il disco nuovo di Damien Rice. E torna a farci piangere, o meglio a farci strappare le vesti.
'Nove' brani (in realtà sono dieci) che ci fanno dire ascolta Rice e puoi muori. Ma non nel senso che poi puoi morire. Nel senso che muori, punto.
In pratica,  dopo l'ascolto mica ne deduci che sei di fronte al capolavoro del secolo e non c'è più ragione valida per ascoltare dell'altro.
Solo che la disposizione di animo che ne ricavi è più meno quella in cui ti mette la versione della Cinquetti di Dio come ti amo. Cioè la situazione più volte richiamata qui che vede una donna tradita sul limite di un precipizio battersi violentemente i pugni sul petto e piangere piangere facendo, ovviamente, pensare al peggio.
Dunque, siccome Ema e Uf nell'infanzia sono state molto influenzate da imprecisati filoni tragici, nonché melodrammatici (nei periodi di maggiore involgarimento),  da giorni ascoltano "9" con quel compiacimento tipico dei depressi incapaci di vivere senza il proprio dolore.
A volte Ema si sbraca e allunga a dismisura versi già infiniti. Uff scuote la testa e si batte i pugni sul petto recitando il mea culpa.
Sì, ci piace abbastanza per morire sgolate. Non si fosse capito!

postato da: ema alle ore 17:25 | link | commenti (13)
categorie: io e cultura generale
domenica, ottobre 29, 2006

Salame di cioccolato ingrappato
(Cara, le tue amiche ci hanno ubriacato il figlio)




Siete state invitate a cena da una vostra amica.
Stufe di confezionare quella torta da principiante della santanoré che avete cominciato a fare in terza elementare seguendo le ricette del libro di nonna Papera, cercate di farvi venire in mente qualcosa di originale e fantasioso. Una ricetta ideale per i grandi e i piccini, perché la vostra amica di esseri classificabili nella categoria ‘piccini’ ne ha ben due.
La prima, di due anni, con tutta probabilità ignorerà il vostro dolce, e dopo essersi poppata mezzo litro di latte sarà già a letto quando voi berrete l’aperitivo.
Il secondo, quando comincerete a sparlare dei vostri fidanzati mandando giù il terzo bicchiere di rosso, sarà seduto sul divano a fissare il secondo tempo di Totò e la magica storia della pizza in trepidante attesa di quella scena in cui sparano le pizze.
Lui di anni ne ha cinque, e dopo che Totò avrà ammazzato qualche boss della ‘ndrangheta, sicuramente si presenterà al tavolo reclamando il dolce.
Siccome adorate fare bella figura e ricevere i complimenti anche dai bambini di cinque anni, pensate al modo migliore per arrivare al gran finale di una cena che si rispetti.
Ricapitolando: un dessert originale e adatto ai bambini.
Dopo aver schifato la lievitata, la frolla e la brisé in accoppiata con crema pasticcera, chantilly o zabaione che sanno irreparabilmente di prima repubblica, venite folgorate da quel capolavoro di astuzia e abilità culinaria che è il salame di cioccolato.
Idea eccezionale, pensate. Il cinquenne crescerà con il mito dell’amica della mamma che una volta gli ha fatto il salame di cioccolato.
In preda all’impeto e alla frenesia dell’atto creativo correte in cucina (se ci siete già, fate una corsa sul posto che serve comunque a scaricare quei nervi che ogni massaia che si rispetti deve possedere…).
Stendete sul piano di lavoro un foglio di carta. Se non avete un Fabriano A3 potete usare anche un banale sacchetto per il pane appositamente svoltolato e ben stirato con le mani.
Prendete 200 grammi di biscotti secchi e a blocchetti di 10x2 disponeteli sul foglio di carta.
Armatevi di matterello (se non ce l’avete, una bottiglia di vetro può svolgere egregiamente la stessa funzione, se vi dissetate solo con acqua delle bottiglie di plastica ascoltate il consiglio di una che ne sa: uscite dalla cucina, è un arte che non fa per voi).
Dopo esservi sbracciate e avere inspirato profondamente come avete imparato al corso
di  yoga del comune, cominciate a fare scivolare il matterello sopra i biscotti avanti e indietro avanti e indietro avanti e indietro fino a che li avete trasformati in briciole.
Ripetete la stessa operazione con tutti i blocchetti che avete precedentemente preparato a lato del foglio di carta pronti per essere maciullati.
Una raccomandazione: non affannatevi a cercare di riprodurre le stesse forme per le briciole di biscotto. È pressoché impossibile, fidatevi!
Quando avete terminato questa operazione, munitevi di una baslotta (l’espressione è qualcosa di molto simile al termine usato dai barbari residenti in queste ridenti località di provincia sul Lago Maggiore e significa più o meno recipiente di plastica rotondo come una insalatiera, profondo come una pentola)  e versate al suo interno tutti i biscotti maciullati.
Cominciate a pesare zucchero uova e cacao sulla vostra ueit-uociers, mettete in un pentolino 100 grammi di burro e ponetelo sulla fiamma. Poi mischiate al composto di biscotti i 100 grammi di zucchero e l'uovo rotto privato del guscio.
Dopo aver letto un imprescindibile saggio dal titolo paradigmatico “È ora, è ora, è ora di cambiare, il Pci deve governare”, togliete il burro ormai fritto dal fuoco e aggiungetelo al preparato della baslotta.
Arrivato il momento clou della ricetta, cioè il momento di aggiungere tre cucchiai di cacao amaro,  anche voi vi accorgete di avere soltanto quello dolce.
Ahi ahi ahi! Che guaio!
Poco importa, fate come Ema e Uff.
Mettete pure i tre cucchiai di cacao zuccherato che avete in casa, e per evitare che il salame alla fine risulti troppo dolce aggiungete infine del liquore amaro, invece del previsto marsala.
Se mangiando il dolce, il figlio della vostra amica con la faccia un po’ dubbiosa commenterà il risultato dicendo: “quando è in bocca è buono, ma quando lo mando giù fa schifo!”, e se durante la notte il piccino si sveglierà per vomitare, con tutta probabilità avete ubriacato il cinquenne in questione come hanno fatto Ema e Uff.
E sempre con tutta probabilità, invece del marsala avete aggiunto un bicchiere quasi intero di grappa e un tazzina di caffè di un imprecisato amaro Montblanc ROBBA, prodotto e imbottigliato da Robba Rocco spa a Canelli (Asti)  nell’epoca storica di è ora è ora potere a chi lavora, come si può desumere dall'etichetta smangiata in cui si riesce a leggere soltanto mod…o, con…o, alco…o, tonico, digestivo.


postato da: ema alle ore 15:26 | link | commenti (10)
categorie: io e cucina
mercoledì, ottobre 25, 2006

Ritornerai
(una parentesi di commozione)

Io canterò politico/ Quando voi starete zitti/ E tutti i vostri slogan/ Saranno ormai sconfitti.
Tre cose aveva Bruno Lauzi che mi piace dire.
Una disponibilità smisurata che arriva a regalarti delle parole anche quando il fiato è corto e sta per finire, l’autonomia e la capacità di passare da cagate pazzesche a piccoli gioielli. 
Au revoir!

postato da: ema alle ore 15:02 | link | commenti (2)
categorie: io e me, io e cultura generale
martedì, ottobre 24, 2006

Tre Pipettes sul comò

(Anche a noi ci piaceva ballare davanti allo specchio)

Sedici anni e dieci chili di troppo.
"Betty, così non va, smettila di suonare quella pianola del cazzo e mangiare pringles dalla mattina alla sera" dice la mamma.
Dopo aver messo il lucchetto al frigorifero, la signora Rosemary B. iscrive la figlia a un corso di danza moderna.
Infagottata nel suo paltot grigio, capelli raccolti in un fiocco rosso, Betty, il 23 gennaio del 1994, varca la soglia della palestra comunale, e quando raggiunge lo spogliatoio, si nasconde in un angolo, ben intenzionata a non schiodarsi da lì nemmeno sotto la minaccia di una dieta a zona.
Il nascondiglio non funziona, e Betty viene scoperta presto da quelle due biondine che vanno alla sua stessa scuola.

Sì, proprio quelle due sfigate: Sciantal, la spilungona bionda detta tabula da surf (più o meno come quella espressione in latino, sì), e Finferly (quasi come i funghi, sì)  la tappetta extra dry altrimenti detta mouth ferrata (quasi come una rotaia, sì).
“Ehi, che ci fai lì tutta sola, fra un po’ inizia la lezione?” dicono le due facendo ondeggiare in sincrono le braccia.
“Io non ci vengo di là, neanche morta, io non ballo!”
“Tu non balli?”.
Le due si bloccano assestando un rigido colpo di fianco esterno destro e piantando la mano aperta sulla coxo-femorale.
“No, io non ballo e non lo farò mai e poi mai e poi mai!”.
Le due, impietrite, sbarrano ulteriormente gli occhi e producono lo sguardo sottoinsu, anche se Betty è giù.
“Oh my god!” esclamano.
Dopo aver finto uno svenimento, Sciantal e Finferly decidono che la missione della loro esistenza è quella di convincere Betty a ballare.

E daje e ridaje si arriva all’accordo: a ogni passo di danza ben eseguito un mini tubo di pringles hot & spicy...

Ore 23.17 – Interno notte – Transilvania live di via Paravia a un numero civico poco lontano dall’incrocio con una via che più o meno suona così: Cercopitecala – Milano comunque

Ema nel tentativo vano di allungarsi di trenta centimetri per vedere che scarpe portano le tre fighette a pois sul palco, si arrende di fronte al suo metro e cinquantasei di statura e, anche se un po’ indispettita per il poco spazio intorno a sé, ancheggia e sorride molto.

Uff, in evidente stato oggi-sono-molto-rock-ma- avevo-già-il-biglietto- di-questo- prevedibile-concerto-a-pois, si gira verso l’ormai noto fustigatore di Vasco Rossi, ovvero Il Bdd e grida direttamente nel suo padiglione auricolare.
“Sicuramente si sono conosciute a un corso di ballo!”
Braccia conserte, l’ormai arcinoto fustigatore, ovvero il Bdd risponde.
“Sicuramente non si sono conosciute a un corso di musica!”
La sintesi è il suo mestiere!

Il finale, in cui Ema e Uff hanno tentato di investire l’uomo altrimenti noto come colui che un anno fa si è sbarazzato delle due cacciandole su un treno della  metropolitana che si presumeva essere l’ultimo della notte, si potrebbe tralasciare se non fosse utile a rimarcare la bontà d’animo delle nostre che si sono lasciate intenerire dalle ‘imprevedibili’ calze a righe della fidanzata che gli camminava a fianco.

Olà J, qui si scherza, ovvio!


postato da: ema alle ore 14:06 | link | commenti (9)
categorie: io e me, io e cultura generale
mercoledì, ottobre 11, 2006

È solo un herpes, tranquille Ema e Uff
(un piccolo aggiornamento a reti unificate)
Se qualcuno ieri si trovava dalla parti di Lampugnano intorno alle 13 e ha visto una tizia aggirarsi fra i piani del parcheggio piangente e urlante mi hanno rubato la macchina, mi hanno rubato la macchina, ecco, volevo rassicurare i malcapitati  che la macchina in questione è stata ritrovata dal cassiere del parcheggio esattamente nello stesso posto dove era stata parcheggiata la mattina. Era solo nascosta da un enorme fuoristrada del cazzo!

Ma parliamo delle cose serie! Ho un herpes e un arcipelago di brufoli sul mento talmente evidenti che anche il ragazzotto che in genere è solito concentrasi sulle mie tette, non è si fatto problemi a dirmi ehi, ma hai dei brufoli...Quindi ho dei brufoli sì, e un herpes, il secondo della mia vita, che mi ha gonfiato così tanto il labbro inferiore che sembro le prove generali di un lifting venuto male. Comunque, così conciata, oggi vado da quella strozetta dell'estetista che fra un strap e l'altro mi guarda in faccia e mi dice però hai una bella pelle.
Avere a che fare con delle stronze può capitare tutti i giorni. Pagarle anche, se hai bisogno di una deforastazione efficace. Aggiungere al salatissimo prezzo di una colata di cera calda altri 45 euri di crema corpo levigante idratante tonificante ovviamente all'acido glicolico non ha alcun corrispettvo in nessuna forma di vita intelligente.
Dunque, prima o poi, mi merito di sciogliermi sotto l'effetto di una crema all'acido glicolico venuta male. Sciogliermi in un'enorme ameba gelatinosa quale sicuramente sono stata nella mia vita precedente.

Cominciate a segnare il nuovo pacco anti-smagliature (perché il mio è anche un servizio pubblico): si chiama JMF (marca) Tone body care. Tenetela in stand by e fra qualche settimana vi dirò che ne penso.

Ho tralasciato un particolare: il ragazzotto che mi ha detto dei brufoli l'ho mandato a fanculo e gli ho detto che le mie tette non le può più toccare.

postato da: ema alle ore 20:22 | link | commenti (13)
categorie: io e me, io creme e smagliature
venerdì, settembre 29, 2006

Ema, Uff e la politica: un connubio scoppiettante
(donne al seguito, un avvincente destino attende le nostre eroine)



Finire risucchiate nel vortice della Sinistra Europea per 'amore'.
Non perdetevi l'occasione di sapere come. Un giorno non troppo lontano, diciamo un giorno della fine di ottobre, Ema e Uff saranno in grado di fornire alle interessate istruzioni e occorrente. Non spingete...

postato da: ema alle ore 17:26 | link | commenti (8)
categorie: io e politica
lunedì, settembre 25, 2006

Preferisco quella artificiale. Dovesse servire
(piccola intrusione nello sconforto plurale)






Peggio sarebbe un intervento chirurgico a cuore aperto.
Peggio sarebbe la sostituzione della mitrale con una valvola di pelle di maiale.
Peggio sarebbe subire l'intervento senza un'anestesia generale, con le telecamere puntate sul cuore, il sottofondo della voce di Anna La Rosa e il suo triplo strato di matita nera a venti centrimetri dalla mascherina dell'ossigeno.
Lo so.
Pur tuttavia (accipicchia), per motivi che sarebbe noioso raccontare, Ema e Uff sono molto stanche, sconfortate e di pessimo umore.
Quell'ingenua di Ema ha pure scoperto che è finita l'estate. Uff lo sapeva già, ma le era sembrato superfluo avvertirla. Forse, ci sarebbe arrivata da sola. E infatti.
Ora hanno solo bisogno parole di conforto.
Ma accettano anche quelle di commiserazione.
Dai. Forza. Coraggio. Poverine. Che carine.
Insomma, va bene quasi tutto!
Non lasciatele in balia l'una dell'altra.
Potrebbero prendere il telefono e cercare di stabilire dei contatti con il genere maschile.
E questo è il male.
E voi non volete il male per Ema e Uff.
Vero?

postato da: ema alle ore 20:21 | link | commenti (6)
categorie: io e me
mercoledì, settembre 20, 2006

Libero?
(no, provi a passare fra sette minuti)



Dai dai, passate in qualche Feltrinelli Feltrinelli, o in qualche altra libreria libreria, e comprate Toilet. Su-ddai su-ddai! (Ema)
Tu, dignità proprio zero! Però, se avete il culo pesante potete anche ordinarlo! (Uff)

postato da: ema alle ore 12:12 | link | commenti (17)
categorie: io e me, io e lavoro altrui
lunedì, settembre 18, 2006

Un sistema a due velocità
(forse una colonia potrebbe risolvere il problema)
Ema è troppo stupida e Uff non la regge più.

Oggi la parte imbecille del blog ha cercato su google "compagnia delle indie".
"Cazzo fai?" ha chiesto Uff.
"Esiste ancora la Compagnia delle Indie? perché vorrei chiedere un finanziamento per un soggiorno di sei mesi in Australia?" ha risposto.
Uff adesso si sta chiedendo con quanti litri di colonia è possibile annegare la parte cerebrolesa di questo blog.

postato da: ema alle ore 14:15 | link | commenti (3)
categorie: io e me
mercoledì, settembre 13, 2006

Addio tigre che sei su di me
(il viaggio della speranza in un lago di glicolico)
Ancora sotto shock per il risultato deludente della crema StriVectin-SD, la seconda più venduta negli Stati Uniti, 75 euro per 50 ml di prodotto, applicazioni due volte al dì per ventotto giorni (periodo di tempo nel quale il 90 % delle donne statunitensi ha rilevato una riduzione delle smagliature vecchie e nuove), Ema e Uff hanno fatto un giro dal direttore della banca al quale ormai danno del tu.
"Ti prego ti prego, dacci dei soldi dacci dei soldi..." ha gridato Ema.
"Zitta tu, lascia parlare me!" ha intimato Uff, che poi ha chiesto un nuovo fido per il viaggio della speranza.

Ora attendono la risposta col fiato in gola e il dito pronto a digitare il numero di quella stronzetta dell'estetista.
Il trattamento "Addio alla tigre che c'è su di me" è composto da dieci sedute di massaggi all'acido glicolico.
Costa tantissimo. Ma Ema e Uff hanno già pronto l'acido che useranno nel trattamento all'estetista nel caso che...

postato da: ema alle ore 14:35 | link | commenti (11)
categorie: io creme e smagliature
venerdì, settembre 01, 2006

L'angolo delle astuzie culinarie
(perché fare un caffè è come guidare la macchina mentre fai esplodere un palloncino di Big Babol sul parabrezza)

In giro si dicono delle cattiverie sul mio conto.
Voci, dicerie, leggende, stramaledette cazzate dei soliti invidiosi.
Prima che si dica anche che io, gli uomini, non li so prendere neppure per la gola, è meglio smentire.

Ore 17 di un venerdì appena passato.

Il messaggio che arriva mentre metto il vino in fresco è chiaro:
Pizza sul lago!
Anche se vederti cucinare sarebbe molto divertente.
Mai proporre delle alternative se la risposta potrebbe non piacerti.
Non è assolutamente vero che non so cucinare.
Con una ricetta in mano arrivo dappertutto!

Per esempio, giorni fa, ho scoperto come si preparano le verdure al vapore nel microonde. Ed è noto che con
quell'aggeggio io ho parecchi problemi...
Non è stato difficile, è bastato segnarmi la formula: due minuti si fa bollire l'acqua, nel frattempo si tagliano le verdure e quando suona l'allarme della bomba a orologeria si apre lo sportello, si estrae una specie di navicella spaziale, si avvisano i marziani che qualcuno vuole aprire la botola e avviare la procedura di inserimento del piattello forellato su cui, a seconda dei vostri gusti, avrete riposto delle verdure tagliate a cubi più o meno regolari e della stessa grandezza. In questo caso forme elicoidali o astratte potrebbero donare alla pietanza quella sfumatura in più che farà la gioia delle vostre papille.  Si chiude il tutto, si salutano gli alieni e li si mette a centrifugare su un raggio rotante per altri sei minuti.
Quando suona l'allarme le vostre verdurine saranno pronte. Leggere come prescrive la dieta a zona (40-30-30: perché   la morale è sempre quella, la girella fa lardella). Una volta cotte, occorre lasciarle riposare il tempo di dividere una fetta di pan carrè in due, scegliere quella che è venuta meglio e adagiarla sul piatto come contorno dei vegetali che di lì a poco condirete con un filo millimetrico di olio, sale e un accento di aceto balsamico.
Che ci vuole? In dieci minuti, salvo imprevisti o letture imprescindibili sui dorotei che inculano Fanfani, il
vostro piatto è bello che pronto.

Cucinare è facile.

Con una ricetta in mano potrei infarcire un cervo di anatra all'arancia!

Gli incidenti di percorso succedono a tutti. Alcuni poi non possono in alcun modo inspessire i fascicoli di prove  sulla mia presunta incapacità dietro ai fornelli.
Fare il caffè, per esempio, è come guidare la macchina. Càpita di grattare quando metti la quarta o di inserire la
terza mentre vai a 140 in autostrada. Mi sbaglio?
E quindi esigo che la prova-caffè di martedì 29 agosto, ore 8.17 venga stralciata dai fascicoli.

Il verbale della prova-caffè
Sono passate le otto da quattro minuti. Ema e Uff, svegliate dal trillo del cellulare, come una plurimedagliata squadra di nuoto sincronizzato, puntano il gomito sul fianco, si girano verso il bordo del letto e rotolano giù con la grazia di nonna Papera.
Ema e Uff, appene sveglie, non fanno nemmeno la pipì. Lavarsi poi... non se ne parla.
Cibo, cibo dove essere mangiare?

Mentre nella testa girano pensieri primordiali le due arrivano in cucina, prendono la caffettiera-numero-due, la smontano e fanno il caffè.
L'occupazione del tempo nei minuti che seguono è standard come scambiarsi il segno della pace a un certo punto della santa messa: aprire le finestre e soddisfare con tre biscotti gli istinti altrettanto primordiali del cane Paco.
Dopo avere sfamato il cane Paco detto anche la-bestia-bianca-con-la-fiatella, Ema e Uff preparano la tazza con lo
zucchero, ci mettono vicino il cucchiaino e cominciano a fissare con ansia la caffettiera-due che sta sul fuoco.
Bolle.
Ema e Uff ci guardano dentro e misurano a occhio il contenuto: 1 cm di caffé scarso, ma molto denso.
Ok, è arrivato il momento di lavare la caffettiera-numero-due e di cominciare a usare la numero-tre.
La pigrizia della caffettiera-due, pensano Ema e Uff, è dovuta a un temporaneo otturamento causa incrostazione.
Versato il centimetro di caffè concentrato nella tazza Ema e Uff preparano la caffettiera-numero-tre e dopo qualche minuto ecco pronto il caffè-latte.
Quando la caffettiera-due finisce nel lavello Ema e Uff si accorgono di avere dimenticato un pezzo nel montaggio...
"Che sarà mai? è come grattare mentre metti in quarta" dicono all'unisono.


Poi prendono carta e penna e scrivono la ricetta del caffè-latte tostato:
prendere la caffettiera-numero-due, smontarla e riempirla di acqua e di caffè, poi chiuderla senza inserire l'imbutino centrale.
Prendere la caffettiera-numero-tre, smontarla riempirla di acqua, inserire l'imbutino colmo di caffè e chiudere la  caffettiera.
Mettere sul fuoco per qualche minuto.
Quando i caffè sono pronti miscelarli in una tazza grande dove avete già messo un cucchiaio di fruttosio e versato 200ml di latte
tiepido.
Mescolare e accompagnare con due biscotti secchi e 20 gr di grana.
Gradite i sapori forti? Allora è possibile aggiungere anche mezza tazzina di caffè rimasto il giorno prima.

Se dopo avere consumato la vostra colazione avvertite un leggero senso di nausea o brusciore allo stomaco avete sbagliato qualcosa nelle proporzioni (ma le leggete o no le ricette?). È probabile che abbiate usato troppo latte oppure mescolato troppo rapidamente il preparato.

Perché Ema e Uff ci tengono al buon gusto, ai sapori calibrati e soprattutto genuini, perché Ema e Uff sanno cucinare.
Ed è per questo che stanno pensando a un uso più creativo delle Big Babol
 


 

postato da: ema alle ore 01:10 | link | commenti (8)
categorie: io e me, io click e foto, io e cucina
martedì, agosto 29, 2006

2006, se non sbaglio
(e non avevo voglia di fare cose impegnative, tipo scrivere)



postato da: ema alle ore 00:41 | link | commenti
categorie:
mercoledì, agosto 23, 2006

40-30-30
(ovvero una miriade di progetti del c****)


Ema e Uff in questi giorni sono simpatiche e felici come le cozze pelose che hanno mangiato crude dalle parti delle puglie.
Ema e Uff sono state anche negli abruzzi e sono molte contente di avere passato le vacanza in regioni plurali.
Uff ha rimuginato parecchio sul perché l'Abruzzo lo chiamano abruzzi e la Puglia la chiamano puglie, poi Ema ha avuto il sopravvento e ha talmente contagiato Uff che ora si fa fatica a dire quale delle due sia più cazzona.
Per questo Ema e Uff, nella più totale unanimità, hanno definito i prossimi progetti della loro esistenza comune seppur forzata.
Hanno meravigliosi progetti del c**** in testa come: rubare la salopette di John comeJohnTaylor e mettersi le forcine nei capelli senza bucare il cuoio capelluto.

Sarò tornata per davvero quando mi libererò del bidone dell'umido che ho dimenticato sull'uscio di casa. Mi sono accorta che era pieno quando il canePaco per passare faceva il giro largo.

postato da: ema alle ore 15:54 | link | commenti (9)
categorie: io e me
martedì, agosto 22, 2006

Comunicazione di servizio
(prego aiutare due disperate)
Se per caso voi o i vostri amichetti collezionisti di vinili degli anni sessanta foste in possesso del primo album di De André "Volume 1" anno 1967, quello con la versione 'sbagliata' di Bocca di rosa, vi prego, fate un'opera buona, contattate le proprietarie del blog (emauff@libero.it).
Lo so, è pieno il mondo di collezionisti di vinili anni Sessanta e sicuramente tutti leggono questo blog, ma tentare...

Ah, sono tornata, ma per finta! Tra qualche tempo magari torno davvero.

postato da: ema alle ore 18:01 | link | commenti (2)
categorie: io e me
sabato, agosto 05, 2006

Ragazze complicate/2
(Ema e Uff non partono...)
 
Càpita raramente che le due partano. In genere fuggono.
Guardano l'orologio, sbraitano, raccolgono tutto quello che hanno ammonticchiato sulla sedia, lo buttano in un zaino, si dimenticano il bidoncino dell'umido sotto il sole di agosto e scappano.
Succederà anche questa volta considerato che da qui alla partenza, prevista fra un giorno e mezzo, devono ancora ammonticchiare i vestiti sulla sedia, pulire gli scarponcini da trekking incrostati, ripassare lo smalto sulle unghie dei piedi...
Purtroppo Uff non è riuscita in nessun modo a far capire a quella cazzona di Ema che il suo rouge-noir Chanel spennellato sulle unghiette, nello scarponcino da trekking ha lo stesso effetto di un preservativo fissato sulla bacheca con una puntina nel posto sbagliato.
E non è ancora finita: devono lavare due reggiseni, mandare varie email, riscuotere denaro, pagare un aguzzino, andare al festival di Locarno e fidanzarsi con Lo Cascio.
A parte il fidanzamento con Lo Cascio, che due settimane fa ha pensato bene di sposarsi... tutto il resto è possibile.

E così oggi Uff ha puntato la sveglia alle 15.25. Quando ha cominciato a suonare lei ha smesso di leggere, ha preso un foglio bianco, un pennarello e ha cominciato a scrivere una lista.
Arrivata al punto due, ha piegato il foglio, ha preso la borsa, le chiavi della macchina e in un attimo era in farmacia. 
Dopo essersi alleggerita di 51.77 euro è ritornata a casa con la certezza di avere le uniche cose importanti per le prossime settimane: tubetto nuovo di crema antismagliature e una protezione solare per la prevenzione del fotoinvecchiamento (perché l'effetto seppia, diciamolo pure, sta bene solo sulle fotografie).


Intanto Ema, dopo essersi pittata le unghie dei piedi, entrava nella modalità tamarra dell'estate: canottiere insulse, calzoncini e tatuaggi a vista.

Al rientro dalla farmacia Uff l'ha guardata schifata e con la certezza che neppure una mutanda, nel frattempo, era finita nello zaino l'ha maledetta per il resto dei suoi giorni.



"Scusate, sono fuori di me e non riesco a rientrare"
[Luigi Tenco e prima di lui,
poco diversamente, Anton Cechov]

postato da: ema alle ore 18:32 | link | commenti (5)
categorie: io e me, io creme e smagliature, io click e foto
martedì, agosto 01, 2006

Ragazze complicate/1
(con l'ombrellone ficcato nel bip...sporca estate!)

Non che le due non c'entrino nulla l'una con l'altra.
Anzi, hanno pure la stessa taglia e lo stesso numero di scarpe.
Poi, tutte e due, si dimenticano sempre il tempo di cottura delle uova sode.
Auspicano l'autogestione e l'autodeterminazione dei bucati difficili.
Amano la verza e le barbabietole.
Odiano le smagliature tanto che insieme hanno fatto la fortuna della Rilastil.
Agitano barattoli pieni di integratori al tempo di cucaracha dopo aver mangiato grassi in formato colla-di-pesce.

Ma soprattutto, pensano di poter fare ogni cosa con la naturalezza con cui si beve il cappuccino la mattina.
Si dimenticano che naturalmente loro riescono solo a mangiare, cacare e piangere come i bambini.
E questo le rende un po' complicate.
Così terribilmente appartenenti alla categorie "quelle che si complicano la vita" da allontanare subito dopo avergli impresso la lettera scarlatta sulle tette.



Quindi Ema e Uff, in comune, hanno di essere un po' scassapalle e di agitare tubetti di integratori al tempo di cucaracha...ok?

Poi c'è la musica da mettere sull'autolaghi il primo di agosto.

"Mettiamo Radio Due, mettiamo Radio Due...." dice con insistenza Ema.
"Perché proprio Radio Due?" chiede Uff già spazientita.
"Non per forza Radio Due, una radio qualsiasi, una radio qualsiasi"
"C'è proprio bisogno di ripetere le cose due volte?"
"Sì, sì, dai, dai, mettiamo la radio, mettiamo la radio!"
"Sto mettendo un ciddì"
"Prima la radio, prima la radio!"
"Sto mettendo un ciddì, sto mettendo un ciddì, sto mettendo un ciddì...guarda il labiale, sto mettendo un ciddì, cazzo!"
"Le tue pippe non le voglio sentire..."
"E io non voglio sentire un tizio che vorrebbe pisciare sulla mia abbronzatura..."
"E ma io sì!"
"E ma tu non scassare le palle, vuoi davvero la canzone per l'estate?"
"Sì, sì, voglio proprio quella, proprio quella!"
"E invece nel bip del mio lettore ci caccio questa, ok?"
"Fanculo te e pure Ciampi!"

Allora, quella frivola di Ema si spancia dalle risate quando sente la canzoncina dell'estate di Simone Cristicchi. Poi dice che non le piace, però ride come una cretina...

Oggi, l'unico obiettivo di Uff era sedare l'ilarità della parte avversativa e insopportabilmente felice di questo blog. Sporca estate!

NCM
"Sporca estate" (che spero si riesca ad ascoltare anche senza la preziosa collaborazione tecnica del BDD che in questo momento non è nel pieno possesso del suo garage) è di Piero Ciampi, il poeta. L'album, anno 1971, è "Piero Ciampi". Nello stesso 33 c'è anche "Barbara non c'è" quella che dice così: Ma Barbara non c'è, ha chiuso casa e se ne è andata ed ora...Tutte le sue scarpe sono qui. Il mio amore è scalzo il mio amore è scalzo.
Per intenderci!

postato da: ema alle ore 23:51 | link | commenti (3)
categorie: io e me, io e cultura generale
lunedì, luglio 24, 2006

È vero, è vero, è vero/2
(quando lui ha il colpo di genio di precederti di qualche passo)
Avvertenza: se arrivate in fondo c'è un regalino!

Mentre Uff sbuffando si accorge che non c'è nessun tram di passaggio sul quale salire e fuggire, la parte avversativa di questo blog, cioè Ema, si gira verso ciuffo-leggiadro che incurante di quanto sta succedendo alla sua damigella, continua a camminare per via Torino.
È nel preciso momento in cui lui si trova ad anticiparla di un paio di metri che la parte avversativa di questo blog indietreggia, prende per mano quella insofferente di Uff, la scuote, la strattona e la costringe a girarsi. Essendo Uff alta esattamente come Ema, lo sguardo di entrambe si fissa sulla fascia equatoriale del bipede che cammina baldanzoso.
Di tutto si può dire di Uff, tranne che sia stupida-stupida, e dimenticati il due, il quattordici e l'intera rete di superficie milanese, ecco che Ema e Uff, sbottano all'unisono in un quanto mai istintivo: "che culo!".
Recuperata in extremis l'unità sindacale Ema e Uff cominciano a percepire allo stesso e identico modo una realtà parallela che non ha nulla a che fare con quella di via Torino ore 19 di un qualunque e anonimo giorno della settimana.

Mi blocco.
Quelli che sento sono uccellini e tanti violini, sono voci di putti paffuti, sono fraseggi con l'accento all'insù.
È vero, è vero, è vero, è vero, è vero...
C'è Umberto Bindi che sta cantando con il mento appoggiato alla mia spalla.
Lo guardo e mi accorgo che anche lui sta puntando gli occhi sulla fascia equatoriale di ciuffo-leggiadro.
"Senti Umberto, lascia stare, quello non ha nulla a che fare con Morrissey, ok?"
"Ok ok stavo solo guardando..."
"Ecco, vedi di accontentarti che al resto ci penso io".
Raggiunta la pace anche con Umberto, lui riprende a cantare.
È vero, è vero, è vero, è vero, è vero...
"Umberto, ma è vero che cosa?" gli faccio a un certo punto.
"È vero, amore è vero esistono gli angeli
è vero, amore è vero io credo ai miracoli
ognuno mi stende una mano,
ognuno mi offre una rosa
le strade, la folla, ogni cosa è bella con te...."

Mentre io sto a cazzeggiare con Bindi, il bipede baldanzoso è quasi arrivato in Porta Ticinese.
E siccome in via Torino nessuno mi tende la mano e nessuno mi offre una rosa, comincio a correre e a dribblare tamarri  vestiti come le Vibrazioni.
In un attimo sono alle colonne accanto a ciuffo-leggiadro.
"Dov'eri finita?" mi chiede lui.
"Non puoi immaginare, sai, non indovinerai mai cosa mi è successo?"
"E dai, dimmelo..."
"C'erano le ballerine con i brillantini che cerco da tre mesi, erano in saldo, e cazzo, manco a dirlo, non c'era il 36..."
"Che sfiga!"
"Davvero davvero, dove si va Morrissey?"
"Dove vuoi baby - mi fa lui - but...don't forget me!".

Ci allontaniamo...

Per ovvii motivi di privacy la storia finisce qui. Non aspettatevi partecipazioni cartonate, perché tanto non ci saranno. E ora il regalino.


Il nuovo corollario musicale
"È vero" è una canzone dell'ultimo cd di Umberto Bindi...dove per ultimo si intende: ultimo-cd-di-bindi-che-ho-comprato.
Il pezzo è uno dei suoi primi e data l'anno 1960.
Lui non ha mai scritto i testi delle sue canzoni, bensì la musica, ma entra a buon diritto nella 'scuola genovese' dei cantautori (in realtà una scuola non c'è mai stata...questa espressione si usa solo per comodità). Fra loro era di certo il più preparato musicalmente. E dunque come gli altri - Tenco, Paoli, De andré, Lauzi - non va dimenticato.

Con la collaborazione tecnica de Il Blog della domenica (che mi sta prestando il suo garage) ecco per la prima volta una canzoncina sul mio blog. Ascoltate pure voi gli uccellini, i violini e i putti paffuti o le donne angelicate...
Proprio qui.

venerdì, luglio 21, 2006

È vero è vero è vero/1
(quei momenti in cui il due non passa mai, ma proprio mai)
Avevo questo appuntamento.
Arrivo puntuale. Strano!
Arriva pure lui. Stronzi quelli che hanno pensato: strano!
E mi sembra fresco come un fiorellino.
Lo guardo e mi accorgo che si è tagliato i capelli.
Sorrido. Perché penso che è stato molto carino a tagliarsi i capelli per il nostro primo vero appuntamento.
Faccio bene a sorridere. No?
Il taglio nuovo ha qualcosa di vagamente evocativo.
"Ehi, bel taglio!" dico
"Grazie, ti piace?"
"Carino, sì, è diverso dal solito"
"Eh sì!"
Ride e si pavoneggia un po'.
Cazzo ridi come una femminuccia? penso.
"Sono stato al concerto di Morrissey, e i capelli, ecco, il ciuffo vedi..." mi dice vergognandosi un po'.
Mi giro verso la strada nella speranza di sbattere il muso sulla porta aperta di un tram.
E ovviamente non c'è: merda!

Postato da UFF, la parte insofferente di questo blog.
Continua, ovviamente, con EMA...la parte avversativa dello stesso e identico blog.

postato da: ema alle ore 19:22 | link | commenti (6)
categorie: io e me, io uomini e alieni, io sesso amore e fantasia
mercoledì, luglio 19, 2006

Mi scusi, una spugna formato gigante
(effetti collaterali della dieta a zone)


Nonostante gli scazzi pesanti che negli ultimi giorni le hanno viste affilare lame taglienti per fare uno scalpo di quella pesante chioma corvina che si ritrovano in testa, la parte avversativa del blog insieme a quella insofferente, cioè Ema e Uff, in totale accordo su un pensiero, decidono di esprimerlo in una nota congiunta come nella migliore tradizione confederale.
È uscito da qualche settimana il nuovo album di Riccardo Sinigallia "Incontri a metà strada". Non è esattamente il disco per l'estate. Meglio, è un disco per tutte quelle ore dei giorni che in estate diventano prima arancioni e poi blu. 
Comunque, non avrebbe mai vinto il Cantagiro ci fosse stato allora un Riccardo Sinigallia. 
Il disco lo trovo bello, elegante e piacevole come sospiri tiepidi sulla pelle. Solo non trovo sciolti i testi di almeno un paio di canzoni, ma per pareri esperti e qualificati, come al solito, rivolgetevi altrove.
In verità volevo dire che anche in questo disco le collaborazioni sono preziose.
A un certo punto il lettore segna 08: sono anni di pace di brutti sogni chiusi fuori.
Poi una donna languida emette un suono ripetuto tipo ahhh ahhh...
Secondo me sta per succedere qualcosa.
E infatti.

Sono anni di pace
Pieni di deboli ossessioni
Di frasi che non contano
Ma che fanno male


Ora, ci sono voci che avrebbero qualcosa di criptonitico anche leggendo la lista delle creme che devo comprare prima di partire.
Ora, ci sono voci che sentite in reading anche ben fatti possono lenire solo in parte l'assenza dei tempi furono.
Ora, ci sono voci che mi procurano l'insano desiderio di correre al supermercato, comprare una spugna spontex formato gigante e rotolarmi insieme a lei in mezzo a un prato disseminato qua e là di ricci in amore.
Ora, ci sono voci come quella di Emidio Clementi che mi fanno venire i dubbi sul fatto che la dieta a zona, la 40-30-30, agisca solo su due fondamentali ormoni: l'insulina e il glucagone.
No, ma siamo sicuri?

postato da: ema alle ore 13:37 | link | commenti (3)
categorie: io e me, io sesso amore e fantasia, io e cultura generale