"9" motivi (o quasi) per stracciarsi le vesti
(variazione libera sul tema "Vedi Napoli e poi muori")
Allora, esce il disco nuovo di Damien Rice. E torna a farci piangere, o meglio a farci strappare le vesti.
'Nove' brani (in realtà sono dieci) che ci fanno dire ascolta Rice e puoi muori. Ma non nel senso che poi puoi morire. Nel senso che muori, punto.
In pratica, dopo l'ascolto mica ne deduci che sei di fronte al capolavoro del secolo e non c'è più ragione valida per ascoltare dell'altro.
Solo che la disposizione di animo che ne ricavi è più meno quella in cui ti mette la versione della Cinquetti di Dio come ti amo. Cioè la situazione più volte richiamata qui che vede una donna tradita sul limite di un precipizio battersi violentemente i pugni sul petto e piangere piangere facendo, ovviamente, pensare al peggio.
Dunque, siccome Ema e Uf nell'infanzia sono state molto influenzate da imprecisati filoni tragici, nonché melodrammatici (nei periodi di maggiore involgarimento), da giorni ascoltano "9" con quel compiacimento tipico dei depressi incapaci di vivere senza il proprio dolore.
A volte Ema si sbraca e allunga a dismisura versi già infiniti. Uff scuote la testa e si batte i pugni sul petto recitando il mea culpa.
Sì, ci piace abbastanza per morire sgolate. Non si fosse capito!
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