E il terzo giorno gattone sparì per davvero
(mi immagino Ettore che gioca con i bambini di Satana - part 3)
Arriva il terzo martedì. Parcheggio la macchina poco prima del negozio di animali.
Scendo e mi dirigo verso la vetrina.
Non vedo l'ora di comunicare a gattone il suo nuovo nome: Ector de Pectore Gonzalo degli Ambros.
Ci arrivo davanti e al secondo piano, gabbietta a destra, gattone non c'è più.
Sparito!
Mi prende il panico e non riesco neppure a entrare nel negozio per chiedere che fine ha fatto Ettore.
Nessuno avrà mai il coraggio di dirmi che è stato venduto a due ragazzini pallidi pallidi, con i capelli lunghi nero corvino e una croce conficcata nella lingua.
Mi prende lo sconforto e comincio a deambulare cercando di dirigermi verso nord.
Tutta la gente attorno cammina spedita. Io no, devo pensare lentamente, e i miei passi devono andare a tempo.
Com'è vuota la mia vita senza Ettore.
Mi fermo all'altezza di via Montevideo e mi avvicino con voracità alla vetrina di Pane e cioccolato. Vendono lingue di gatto glassate e me ne vado schifata.
Continuo verso corso Genova e il vuoto creato da Ettore comincia a farsi voragine.
Paradisi artificiali! Solo quelli potrebbero lenire il mio dolore.
Allora entro in un negozio di giocattoli e scelgo il koala di peluche più grande dello scaffale; alla cassa mi dicono che costa 50 euro - cazzo, più di Ettore! - lo abbandono sul bancone e me ne esco con il vuoto cosmico che sta deglutendo la milza.
Quella che segue è la registrazione fedele della scatola nera contenuta nella camera d'aria che ormai fluttua per via Torino: entro alla Fnac e compro il cd di Bugo. Esco. Arrivo in Duomo, poi a San Babila, poi corso Venezia.
Vorrei camminare fino a Sesto-Rondò, ma ricordo di avere un appuntamento con la mia amica Fra davanti allo spazio Oberdan dove mi posiziono esanime.
La Fra arriva dopo qualche minuto. Ha la giacca verde e le scarpe verdi. Mi vede, allarga le braccia e io le corro incontro e mi faccio abbracciare.
"Gattone non c'è più! Gattone non c'è più!" le dico nell'orecchio.
Lei si spaventa molto perché pensa che è morto qualcuno.
"Portami a mangiare qualche schifezza!" chiedo supplichevole.
Allora lei mi porta da McDonald, io mangio il mcMenu e dopo qualche ora il vuoto cosmico è sparito.
Ettore in poche ore è un lontano ricordo.
La colica notturna, in tal senso, ha fatto miracoli.
(Questa era la fine. E a dire la verità, ogni tanto a Ettore ci penso ancora)