
Càpita raramente che le due partano. In genere fuggono.
Mi annoio. Mi annoio così tanto che vorrei conoscere Luciano Onder. Oggi ha intervistato la statua di cera del primario di neonatologia del policlinico di sticazzi! sulle morti in culla. Onder al confronto sembrava avere preso una scatola di viagra sciolta nell'orangina, il che lo ha reso ai miei occhi ancora più uomo-da-conoscere.Ore 16: entro guardandomi attorno e conto le persone, cerco di capire anche di che genere sono: due uomini.
La farmacista non c'è. Accidenti! (dico troppe parolacce, ma questo accidenti non suona davvero strano addosso a me?).
Lui, il farmacista con gli occhiali e l'espressione un po' così non capirà mai il mio problema...
Guardo fra le creme per il corpo e individuo subito il mio tubo gigante. Aspetto a prenderlo. Temporeggio un po’ nella speranza che dalle quinte esca la farmacista, quella che invece comprenderà le mie esigenze. Esamino rossetti, smalti, creme antirughe, passo in rassegna tutti gli scaffali.
Entrano altre persone e intanto lei, la farmacista, non si vede.
Non sembra, ma anch'io faccio delle cose oltre a comprare lozioni che nella loro varietà devono avere un minimo comune denominatore nel prefisso di quattro lettere: A. N. T. I. .
”Qualunque cosa sia, basta che sia anti” griderò un giorno al farmacista che non capisce un cavolo.
Ecco, l'ho detto. Non capisce nulla, ma, innervosita dal tempo che passa e che si deposita sul mio contorno occhi, decido di offrigli la mia fiducia (la fiducia, scoprirò dieci minuti più tardi, costerà 23 euro circa).
Con il mio flacone gigante di Rilastil, mi avvicino zigzagando al bancone. Appoggio la scatola e mi preparo, schiarendo la voce, a spiegare ciò di cui ho bisogno, oltre alla crema che ho appena depositato vicino alla cassa. Mi metto in punta di piedi. Appoggio le mani alla spondina e sporgo la faccia in avanti. Il farmacista-uomo con gli occhiali e l’espressione un po’ così ha le mani grandi e la fede stritola il suo anulare un po’ cicciotto. “Poverina!” penso.
Constatato il silenzio, lui si avvicina un po’.
“Guardi…” (ah, ma davvero vi aspettavate un senta: il farmacista è stupido, ha bisogno degli esempi, dei disegnini!).
”Prego, mi dice lui!”.
”Guardi, li vede questi segni sulla mia pelle…”.
Si avvicina ancora di più e annuisce perplesso.
Cerco di spiegargli che ho bisogno di un prodotto-per-la-pelle-del-mio-viso-capisce? davvero?- allora-questo-prodotto-deve-eliminare-queste-macchiette.
Ci pensa un attimo e molto deciso si sposta nel reparto delle creme dermatologiche. Le guarda un po’ e arriva con una microscatolina. È una crema buonissima, di una validissima società specializzata in prodotti per la pelle, che usata tutti i giorni farà sparire le mie macchiette. Ha un effetto levigante, aggiunge e per di più offre anche una buona base per il trucco.
Il farmacista mi convince. Acquisto la cremina. Saluto ed esco. Una volta nella macchina apro la scatola e leggo le istruzioni che iniziano così: “dopo i quarant’anni…” dopo i quarant’anni? Gran pezzo di merda di un farmacista, infame farabutto e incompetente.
Cazzo! (perché qui accidenti non ci sta proprio).
Cazzo allora!
Meglio allontanarsi prima di cadere nella tentazione di dirgliele in faccia queste cose.
Metto in moto e intanto penso a una farmacia in cui la densità di genere maschile sia pari allo zero. La trovo nella mia testa e ci arrivo con la mia macchina.
Ore 16.30: ancora io con la stessa faccia, ma questa volta davanti a me c’è una graziosa farmacista che, nonostante la giovane età, sembra avere le mie stesse macchiette.
Allungo la testa come una tartaruga: “vede, penso di avere il suo stesso problema, mi dia qualcosa!”.
Lei sembra non prendersela ed estrae una confezione di tubetto stile preprazione H dagli scaffali delle medicine. Se non ci fosse la scadenza sarei pronta a scommettere che anche Teddy Reno deve averla usata in gioventù.
Pago una modestissima cifra e me ne vado.
È tale la mi fiducia nel genere femminile/specie farmacista/razza pur sempre umana come i banchieri che, arrivata a casa, scarto la pomata e senza leggere il foglio illustrativo la applico dove serve.
Soddisfatta della mia nuova cura, un pensiero comincia a sostituire quello di macchiette e pomatine varie.
La memoria!
Io davvero comincio a perdere i colpi. Comincio davvero a sentirmi a disagio…è come quando si dice non mi ricordo nemmeno cosa ho mangiato a pranzo! Appunto non è che è come quando si dice, ma è che proprio non mi ricordo cosa ho mangiato a pranzo. Meglio, non mi ricordo di avere mangiato pesce.
Orata, sogliola, branzino, agone, pesce spada, calamari, gamberetti, baccalà alla vicentina, pepata di cozza, sarde a beccafico.
Niente!
Infatti io a pranzo ho mangiato pasta con il pesto.
E questa puzza di pesce?
Una sogliola caduta fra il mobile e il lavandino a Natale?
Ecco…la farmacista sembrava non essersela presa per quell’allusione, d’accordo per quel chiaro e preciso riferimento al suo problema con la pelle, ma ecco, insomma, la puzza di pesce…penso sia merluzzo.
Leggo il bugiardino della preparazione h per il viso. Per la precisione mi fermo alla composizione: principio attivo: olio di fegato di merluzzo; eccipienti: cera bianca, vaselina bianca.
Ecco…mmhh…avevo il sospetto che non fosse una buona base per il trucco…