Quattro mosse
(ma Giurato mi ha salvato)
Una volta, tornando dalla parrucchiera, mio padre mi guardò la testa su cui la suddetta aveva passato il rasoio elettrico facendomi pagare cinquanta euro.
Scandalizzato aveva proposto di togliermi la firma sul conto in banca e pure il diritto di voto.
Ciò premettendo, stanotte, ho fatto un brutto sogno.
Ero la nuova ministra dell'economia.
Mi trovavo alla prima apparizione televisiva e dovevo parlare dopo tre ore.
Ero incazzata nera.
Perché io, la nuova ministra dell'economia, potevo parlare solo dopo la rubrica di Vissani e le buone maniere illustrate da una ragazzina indiana.
Nello stesso tempo mi cacavo sotto.
Perché io, la nuova ministra dell'economia, era la prima volta che andavo alla televisione a parlare delle tasse.
Fino al mese prima le tasse e l'economia erano un pacchetto di carte, ricevute, tabelline che portavo dal commercialista che poi faceva i conti e finiva lì.
Mi cacavo sotto perché il giorno prima dell'intervento alla televisione ero andata a un concerto di blues e con una bottiglia di birra ancora in mano avevo vomitato nel cesso di un locale.
Per questo motivo mancava un'ora al mio intervento e ancora non ero riuscita a leggere l'email che mi aveva mandato Letta.
Erano due fogli che contenevano tutto il programma del governo in venti punti.
Dovevo impararlo a memoria, ma l'ansia e Vissani mi deconcentravano.
Pensavo, sudando freddo, che Letta, dopo la trasmissione, avrebbe chiamato sul cellulare per imprecare contro di me, il nuovo ministro dell'economia.
Sono nel panico.
"Ministro, ci illustra in quattro mosse la strategia per ridurre il deficit...." mi chiede l'intervistatore.
La vista mi si annebbia e comincio a balbettare.
"Veramente, in quattro mosse, sa, in quattro mosse io le saprei spiegare solo com'è andata quella volta che, le spiego: 1. ballavo con Franco 2. mi scappava la pipì e sono andata in bagno 3. sono tornata 4. Franco era avvinghiato a una sconosciuta e limonava con lei; ecco in quattro mosse io le posso dire come sono stata scaricata da Franco, ma sinceramente, ecco, io...sì, sono la nuova ministra dell'economia, ah sì sarei anche la prima donna, davvero, che onore...."
Sono in un lago di sudore e non riesco a distinguere le persone che mi stanno attorno.
Vedo solo delle sagome.
A un certo punto, alle mie spalle, sento "Via al tiggiuno, via al tiggiuno".
È Luca Giurato che punta minaccioso il dito verso la telecamera.
Mi giro e lo ringrazio.
Anche a nome di Letta, Enrico.